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 ALDO FABRIZI

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Aurora Stella

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MessaggioTitolo: ALDO FABRIZI   ALDO FABRIZI Icon_minitime12020-03-01, 20:32

ALDO FABRIZI

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Roma 01/11/1905 - 02/04/1990
Nel 1964, Aldo Fabrizi venne definito dai critici americani 'a comic genius', dopo aver indossato sui palcoscenici di Broadway il costume di Mastro Titta, il boia di Rugantino, commedia musicale di Garinei e Giovannini. Una grande soddisfazione, anche per un artista abituato agli applausi come lui, che trent'anni prima, in Italia, aveva divertito le platee dell'avanspettacolo esibendosi in un tango intitolato Tullulù non mi ami più. Nato a Roma, il 1° novembre 1905, dalla seconda metà degli anni '30 comincia a farsi strada nel varietà diventando presto una delle vedettes più popolari del teatro di rivista.

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E' già celebre quando nel 1942 debutta nel cinema con Avanti c'è posto (Mario Bonnard), dove prende in prestito il personaggio di un suo sketch per vestire la divisa di un bigliettaio dal cuore d'oro, sfortunato in amore. Quando fa il pescivendolo a Campo de' Fiori (Mario Bonnard, 1943) non riesce a conquistare un'elegante signora (Caterina Boratto) e deve accontentarsi di una fruttivendola temperamentosa (Anna Magnani).

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Particolarmente convincente anche nei ruoli drammatici, rimane molto deluso di non ricevere neppure uno dei tanti premi assegnati a Roma città aperta (Roberto Rossellini, 1945), malgrado la toccante interpretazione di Don Pietro, il prete fucilato dai tedeschi. In compenso ne riceverà diversi nel corso della carriera. Due Nastri d'argento, come attore protagonista per Prima comunione (Alessandro Blasetti, 1950) e come attore nonprotagonista per C'eravamo tanto amati (Ettore Scola, 1975).

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Anche in veste di co-sceneggiatore viene premiato (al Festival di Cannes) per Guardie e ladri (Steno, 1951), uno dei numerosi film che gira con Totò. Considerato nell'ambiente del cinema un tipo difficile, un divo che non risparmia critiche verso colleghi e registi, nutre per Totò un'incondizionata stima e un profondo affetto, tanto che arriva a chiedergli scusa dopo un diverbio avvenuto durante le riprese di Una di quelle, da lui stesso diretto nel 1953.

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Fa anche un'eccezione per Alberto Lattuada, che riesce a tenerlo a bada sul set di Il delitto di Giovanni Episcopo (1947), una delle sue prove drammatiche più riuscite. Negli anni '50 passa dietro la macchina da presa ottenendo un grande successo con la serie-commedia de La famiglia Passaguai (1951), ma anche con il commovente Il maestro (1958).

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Negli anni '60 prosegue un'intensa attività cinematografica e compare spesso in televisione, magari come ospite d'eccezione che,in onore dei bei tempi andati, dedica madrigali in romanesco al fido cavallo de L'ultima carrozzella (Mario Mattoli, 1943). Dopo essersi unito al coro di Roma nun fa la stupida stasera, nel 1973 continua a canticchiare sulle note di Armando Trovajoli in Tosca (Luigi Magni) e qualche anno più tardi, sempre accompagnato dalle sue musiche, subisce i colpi di un astuto genero, Gianni-Vittorio Gassman di C'eravamo tanto amati (Ettore Scola).

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Rimasto vedovo dell'amata moglie, Beatrice Rocchi, più nota nel mondo della musica leggera con il nome d'arte di Reginella, nel 1985 torna sul grande schermo con Giovanni Senza pensieri (Marco Colli). Prima di morire il 2 aprile del 1990 fa in tempo a ricevere un David di Donatello alla carriera.

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