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 j Victor Hugo

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nana
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nana

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j Victor Hugo Empty
MessaggioTitolo: j Victor Hugo   j Victor Hugo Empty2020-09-18, 15:56

A mademoiselle

j Victor Hugo 68873710

Canta, canta, o giovane ispirata!
La donna che canta è sacra
persino ai gelosi, ai perversi!
La donna che canta è benedetta!
Protegge ,la sua bellezza, il suo talento
i suoi begli occhi salvano i bei versi.

Io, straziato da tanta rabbia,
amo la tua alba, che non conosce bufera;
sorrido ai tuoi occhi,che non conoscono lacrime,
intona, dunque le tue divine canzoni.
A me la corona di spine,
a te la corona di fiori!

Vi fu un tempo, un tempo di ebbrezza,
in cui l'aurora che ti accarezza
risplendeva sulla mia primavera;
in cui l'orgoglio. la gioia e l'estasi,
come un limpido vino da un prezioso vaso,
traboccavano dai miei giovani anni.

Allora,compagna di ogni mio passo,
una sfolgorante chimera
fissava su di me i suoi occhi dorati;
allora, per prati verdi cieli azzurr, acque vive,
nelle vostre ridenti prospettive
i miei sguardi vagavano estatici.

Allora dicevo le stelle:
invano ti copri di un velo,
o astro che brilli lassù!
Allora dicevo alla riva :
tu sei la gloria,sto per raggiungerti,
è come un'onda ognuno dei miei giorni.

Dicevo al bosco: Cupa foresta,
ho, come te, brusii senza numero,
All'aquila: Contempla la mia fronte!
Dicevo alle coppe svuotate:
Roventi idee in me traboccano
che inebrieranno le anime.

Allora, dal fondo di venti calici,
rugiada, amore,profumi, delizie
si riversavano sul mio sonno;
colmi di fiori eerano i miei canestri;
e,simili a un lucente sciame d'api,
volavano nel sole i miei pensieri.

Come un chiaro di luna
azzurrognolo ed il rosso braciere del pastoresi contemplavano nello stesso ruscello;
come umide foreste
attraverso il fruscio delle frasche
si sente il brusio di un uccello.

Cos'ì tutto parlava d'amore,
io tutto ascoltavo, fuori di me,
ebbro d'incenso e d'armonia,
e sentivo, incantevole voce,
nei miei sensi della natura.

E rose che aprile inghirlanda,
plenilunii dalle notti d'estate,
sentieri cosparsi di orme,
tutto lo scoglio dagli enormi fianchi
e i vecchi tronchi di alberi deformi
che curvi plendono sui sentieri.

Mi parlavano quell'austero linguaggio,
il linguaggio dell'ombrae del mistero,
che a tutti chiede:Che mai sappiamo?
E che a tratti,quasi soffocato,
canta note ad Orfeo,
dice parole a Platone!

La terra mi diceva: Poeta!
il cielo mi ripeteva:Profeta!
Cammin, parla, insegna,benedici!
Inclina l'urna dai canti sublimi!
Riverwsali nelle valli e sulle vette,
nei nidi dei fringuelli e delle aquile!

Quei tempi son passati.Ogg, invece,
felice per chiunquemi sfiori,
io sono triste nell'intimo.
Alberga sotto il mio tetto un bieco ospite.
Sono la torre splendida ed eccelsa
che nasconde l'oscuro battifredo.

L'ombra ha invaso gli spazi del mio cuore,
celato sotto la mia prosperità
piange il dolore nella mia dimora;
un verme rode il mio frutto maturo;
sempre s'ode un tuono che brontola
al di là del mio incerto orizzonte.

La seranza conduce a soglie inaccessibili ,
questa terra è piena di cose
di cui non vediamo che un lato
ride, la sorte, dei nostri desideri;
e la vita è come la ruota
d'un carro trascinato nella polvere.

Man mano che gli anni
più pallidi e meno radiosi
trasvolano nell'alto dei cieli,
vedo volare via le mie chimere
come effimere api
che non hanno saputo fare il miele.

Vanamente accendendo in me stesso
l'amore, fuoco dolce e supremo
che brucia su tutti i treppiedi,
e la mia anima ardente
se ne va in fumo verso il cielo
o cade in cenere ai miei piedi.

Su una nube è fuggita la mia stella
nè la rosa mai più ritornata
a fiorire sul mio ramo abbrunito,
in fondo alla coppa è la feccia,
in fondo a tutti i sogni è la follia,
in fondo all'aurora la sera.

Sempre qualche bocca avvizzita,
spesso nutrita dalla mia pietà,
di tutti i miei lavori mi ha schermito.
Quanti tristi pensieri,
quante corde spezzate
pendono già dalla mia lira!

Muore a foglia a foglia il mio aprile;
sui rami che raccolgo
cresce la spina del dolore.
Ogni erba ha per me la sua serpe;
divora l'odio la mia opera
come un montone la ginestra fiorita.

La natura grande e tenera,
la natura che t'incanta,
ferisce i miei sguardi attristati.
Il giorno è duro,l'alba è più bella ,
Ahimè! La voce che mi dice:Piangi!
È la stessa che a te dice canta!

Canta,canta, bella ispirata!
Saluta l'alba dorata
che un tempo anche a me inebriò,
non tutto è sorriso e luce.
Un giorno sulle tue palpebre
forse una lacrima spunterà.

Povera anima! Allora ti compiangerò,
ah! Le lacrime di una donna,
lacrime colme di amarezza,
lacrime di cui tutto è sublime,
vengono da un abisso più fondo
che non le gocce d'acqua di mare!

j Victor Hugo

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Aurora Stella

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MessaggioTitolo: Re: j Victor Hugo   j Victor Hugo Empty2020-09-18, 18:23

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